Patrimonio storico - artistico

Busto di San Bernardino da Siena

  • Museo Eroli Narni

Ignoto seguace del Vecchietta, Busto di San Bernardino da Siena, Terracotta, 46x48 cm, Narni, Museo Eroli


Crocifisso e relativa croce sec. XVIII

  • Scultura lignea policroma e dorata HxL cm 170x100

La scultura, di autore ignoto, si caratterizza per una lavorazione elaborata, con la figura del Cristo estremamente allungata ed elegante con perizoma mosso dal vento, e la croce decorata ed arricchita con elementi fitoformi lavorati a tutto tondo e dorati su fondo scuro per esaltarne il rilievo. La fattura è molto pregevole e denota una non comune abilità dello scultore nella resa dell’anatomia del Cristo, molto realistico, con busto leggermente ruotato e gambe esili ed arcuate sotto il peso del corpo.


Resurrezione di Cristo

  • Museo Eroli Narni

Antonio Aquili detto Antoniazzo Romano, Resurrezione di Cristo, Tempera su tavola, 167x100 cm, Narni, Museo Eroli.


Ritratto di papa Clemente XII 1730 ca

  • Dipinto ad olio su tela HxL cm 75x63

Papa Clemente XII fu un pontefice molto importante per la città di Roma e per la chiesa.
Nato Lorenzo Corsini a Firenze il 7 aprile 1652 fu elevato al cardinalato nel 1706 sotto papa Clemente XI ed eletto papa nel 1730, alla soglia degli ottant’anni, dopo un conclave lungo e difficoltoso.
Il suo pontificato durò dieci anni esatti, dal 1730 al 1740, e fu segnato da profondi stravolgimenti politici che investirono la chiesa, sempre più romanocentrica. Proprio a Roma papa Corsini, oltre alla grande Biblioteca Corsiniana, alle Scuderie Papali del Quirinale ed alla conclusione dei lavori del Museo Capitolino, fu artefice della realizzazione della maestosa Fontana di Trevi, opera dell’architetto Niccolò SALVI, i cui lavori furono avviati nel 1732.
Papa Clemente XII è direttamente legato all’Istituzione Beata Lucia di Narni in quanto ne fu il Fondatore.
Infatti, con Breve del 3/9 maggio 1739, mediante mandato affidato nel 1738 al vescovo Martino Innico CARACCIOLO, suo Visitatore e Commissario Apostolico, fu istituito l’Ospedale dei proietti sotto il Titolo della Beata Lucia di Narni.
Similmente a Roma istituì un orfanotrofio “...per le povere orfane comunemente denominate zoccolette” , bambine e ragazze che, una volta dimesse dal Conservatorio dei ss. Clemente e Cosentino, l’opera pia che le accudiva, erano purtroppo avviate spesso alla prostituzione.
Oltre a questo Clemente XII riammise il gioco del lotto proprio per il sostentamento di questo nuovo istituto.
Per questo fu considerato un benefattore, protettore dei bambini abbandonati ed il suo ritratto si diffuse in tutti gli istituti religiosi d’assistenza all’infanzia. Oltre a queste meritevoli iniziative di carità è ricordato anche per la sua dura e definitiva condanna della Massoneria, con l’emanazione della Bolla “In eminenti Apostolatus Specule” del 1738.
Morì ottantottenne a Roma nel 1740, ammalato e completamente cieco già da diversi anni.


Ritratto di papa Benedetto XIV 1740 ca

  • Dipinto ad olio su tela HxL cm 75x61,5

Papa Benedetto XIV, successore di Clemente XII, fu un pontefice coltissimo e dotto, senza dubbio il più erudito del suo secolo, autore di fondamentali opere di diritto canonico ed amante delle scienze.
Nato Prospero Lambertini in Bologna il 31 marzo 1675 fu elevato al cardinalato nel 1728 sotto papa Benedetto XIII ed eletto papa nel 1740, dopo un conclave lungo oltre sei mesi e 254 scrutini.
Il suo pontificato durò diciotto anni esatti, dal 1740 al 1758, e si caratterizzò per l’impegno costante nel favorire e sviluppare le scienze e le arti che spesso incoraggiò con provvedimenti, finanziamenti e donazioni.
A Bologna istituì l’Accademia Benedettina attivando una moderna scuola di Chirurgia, mentre all’Università di Roma permise la nascita delle cattedre di Fisica, Chimica e Matematica, oltre a favorire la diffusione del primo antivaiolo di origine umana, poi superato nel 1796 da quello di Jenner di origine animale.
Uomo curioso, intelligente e diplomatico, incoraggiò le lettere e le Belle Arti, adoperandosi anche nel campo dell’archeologia con acquisti di fondi preziosissimi, la creazione della Calcografia Pontificia e cooperando con il Winckelmann, nel 1740, alla fondazione dell’Accademia Archeologica.
Fece tradurre in italiano le opere più significative della letteratura inglese e francese, corrispondendo con Caterina di Russia, Federico II, Voltaire. Favorì gli scavi archeologici a Roma, disponendo la fine della spoliazione di importanti monumenti come il Colosseo che consacrò alla Via Crucis nel Giubileo del 1750 con la realizzazione di 14 edicole ed una grande croce nel centro dell’arena.
Fu attivissimo anche in seno alla chiesa con la produzione di una serie di encicliche importantissime atte a regolamentare riti, appianare controversie, stabilire modalità di celebrazione degli uffici religiosi.
Impossibile descrivere nel dettaglio la sua opera riformatrice, estesa in ogni direzione egli intuisse di poter essere utile e risolutivo giungendo addirittura al punto di disporre la fine della messa al bando del “De Revoluzionibus” di Galileo.
Oltre tutto questo fu anche fine ed apprezzato uomo politico ricoprendo un ruolo cruciale in moltissimi avvenimenti storici che vedevano coinvolti i più alti regnanti europei.
Dopo un’esistenza intensa di altissimo livello intellettuale si spense a Roma il 3 maggio 1758 all’età di 83 anni.


Mater Boni Consilij sec. XVII/XVIII

  • Dipinto ad olio su tela HxL cm 32x23

Il dipinto, d’autore ignoto, è una riproduzione, in dimensioni ridotte, del noto affresco di sec. XIV conservato nel santuario della Madonna del Buon Consiglio di Genazzano (Rm).
La tradizione attribuisce l'introduzione del titolo mariano di Mater Boni Consilii a papa Marco, al quale sarebbe da ascrivere l'evangelizzazione del territorio di Genazzano.
L’erezione a Genazzano di una chiesa dedicata a Maria Mater Boni Consilii risalirebbe invece al pontificato di papa Sisto III e sarebbe da ricollegare al fatto che da quelle terre provenivano i beni utilizzati per finanziare la costruzione della Basilica Liberiana (Santa Maria Maggiore) a Roma.
Per interessamento del principe Piero Giordano Colonna, con atto del 27 dicembre 1356, la chiesa e la parrocchia della Madre del Buon Consiglio furono affidati ai frati eremitani di sant'Agostino.
Il 25 aprile 1467, festa di san Marco, patrono di Genazzano, su una parete della chiesa fu scoperto un dipinto, raffigurante la Vergine con il bambino Gesù, che era stato ricoperto in calce: l'immagine divenne presto oggetto di grande devozione popolare e si diffusero leggende secondo cui il dipinto sarebbe stato trasportato dagli angeli da Scutari per sottrarlo ai turchi che stavano invadendo l'Albania, o che si mantenesse straordinariamente sospeso su un sottilissimo strato di intonaco. Dal titolo della chiesa, l'immagine prese il nome di Madre del Buon Consiglio.
A opera dei frati agostiniani, soprattutto a partire dal XVIII secolo, l'immagine e il culto della Madre del Buon Consiglio si diffusero in tutta Europa: per esempio, fu davanti a un'immagine della Madre del Buon Consiglio conservata nella chiesa del collegio Imperiale dei gesuiti di Madrid che, il 15 agosto 1583, Luigi Gonzaga maturò la decisione di entrare nella Compagnia di Gesù.
Nel corso dei secoli numerosi pontefici favorirono e promossero la devozione a Nostra Signora del Buon Consiglio: papa Clemente XII (appartenente a una famiglia di origine albanese) concesse l'indulgenza plenaria a quanti avessero visitato il santuario di Genazzano nel giorno della festa della titolare (25 aprile, anniversario dell'apparizione dell'immagine sul muro della chiesa di Genazzano) o nell'ottava successiva; papa Pio VI nel 1777 concesse un ufficio proprio con Messa per il giorno della festa della Madre del Buon Consiglio; papa Benedetto XIV, con breve Iniunctae Nobis del 2 luglio 1753 approvò la pia unione della Madre del Buon Consiglio di Genazzano, alla quale si aggregarono numerose altre confraternite.
Il culto della Madre del Buon Consiglio ebbe un grande impulso sotto il pontificato di Leone XIII, originario di Carpineto Romano, non distante da Genazzano, con un frate agostiniano come confessore, che nel 1884 approvò un nuovo ufficio per la festa e nel 1893 approvò lo scapolare bianco della Mater Boni Consilii, arricchito di indulgenze, il 17 marzo 1903 elevò il santuario di Genazzano alla dignità di basilica minore e, con decreto del 22 aprile 1903, alle litanie lauretane aggiunse l'invocazione "Mater Boni Consilii, ora pro nobis".
Il 13 giugno 2012 la Congregazione del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti, per facoltà ad essa concessa da papa Benedetto XVI, ha proclamato la Madre del Buon Consiglio patrona di Genazzano: l'8 settembre 2012 alla Vergine del Buon Consiglio sono state consegnate le chiavi di Genazzano, che lo stesso giorno è stata dichiarata Civitas Mariana.


SAN FRANCESCO RICEVE LE STIMMATE – sec. XVII

  • Dipinto ad olio su tela HxL cm 133x97

Il dipinto, di autore ignoto, rappresenta uno degli avvenimenti più importanti nella breve vita del santo. Nell'estate del 1224 san Francesco si ritirò sul monte della Verna, nell’Appennino toscano, donato al santo da Orlando Catani, conte di Chiusi in Casentino, per i suoi consueti periodi di silenzio e preghiera.
Durante la sua permanenza chiese a Dio di poter partecipare con tutto il suo essere alla Passione di Cristo, per provare a condividere l’amore e la passione che Gesù Cristo sentì nei momenti della sua Pasqua di morte e resurrezione.
Il Signore lo ascoltò e, il giorno 14 settembre, gli apparve sotto forma di serafino crocifisso lasciandogli in dono i sigilli della sua passione, le stimmate, manifestatesi come escrescenze a forma di chiodi.
Francesco divenne così anche esteriormente immagine di Cristo al quale già con il cuore e la vita assomigliava. L’avvenimento ispirò anche Dante che, in un canto del Paradiso, scrisse “Nel crudo sasso intra Tevere ed Arno da Cristo prese l’ultimo sigillo che le sue membra due anni portarno”. Il dipinto va ricondotto alla metà del sec. XVIII, e presentava la particolarità di una fascia perimetrale composta di fili di cotone rivestiti di filo metallico, applicata con punti di cucitura direttamente sulla tela dipinta e ripiegata sul retro del telaio per essere fissata con chiodini metallici (foto 3).
Questa decorazione era da ritenere successiva all’epoca del dipinto, così come anche le due fasce di tela applicate sulla croce centrale, dalla funzione non meglio comprensibile.


SAN VINCENZO FERRER – sec. XVIII

  • Dipinto ad olio su tela HxL cm 63x50

Il dipinto, d’autore ignoto, raffigura san Vincenzo Ferrer rappresentato come Angelo dell’Apocalisse, in abito domenicano (saio bianco e mantello nero), con l'indice della mano rivolto verso il cielo e la fiamma dello Spirito Santo ardente sul capo, con il libro della Bibbia aperto al versetto di Ap14,7: «Timete Deum et date illi honorem quia venit hora judici eius» (Temete Dio e dategli onore poiché è giunta l'ora del suo giudizio).


RITRATTO DEL CARDINALE LEANDRO PORZIA – 1728 ca

  • Dipinto ad olio su tela HxL cm 73x62

Il dipinto, d’ignoto autore, raffigura il cardinale Leandro di Porzia, identificato dalla soprastante scritta LEANDER SRE CARD PORZIA FRIULANUS, ed è un ritratto molto raro non essendo al momento noti altri quadri che lo rappresentano.


Egidio di Porzia nacque nel castello di Porcia, in Friuli il 24 dicembre 1673 e morì sessantasettenne a Roma il 2 giugno 1740.
Nipote del cardinale Leandro Colloredo, del quale assunse il nome, intraprese la vita religiosa nel 1693 presso il monastero benedettino cassinese di santa Giustina, a Padova, dove tre anni dopo fu ordinato sacerdote e, poco dopo, ottenne il dottorato in teologia divenendo lettore di Teologia Dogmatica presso l’Università di Padova. Protetto ed istruito dallo zio cardinale, impegnato nel depurare la teologia benedettina dagli eccessi della tradizione scolastica, fu presto chiamato a Roma, inizialmente per insegnare nel monastero di s. Calisto e poi, già gravato di altri importanti incarichi, Priore e successivamente, nel 1722, Abate dell’abbazia di san Paolo fuori le mura, per il quale condusse una lunga serie di impegnativi interventi di ammodernamento e restauro. Papa Innocenzo XIII lo scelse come teologo, nominandolo consultore del Santo Uffizio.
Nel 1728 fu eletto vescovo di Bergamo, nello stesso anno in cui papa Benedetto XIII lo elesse cardinale il giorno 30 aprile.
Occupato nella Curia romana non riuscì mai a prendere possesso della sua diocesi e, nel 1730, si dimise dall’incarico di vescovo di Bergamo.
Partecipa al Conclave del 1730 che elesse papa Clemente XII, ed a quello del 1740, poco prima della sua morte, in cui fu eletto papa Benedetto XIV.
Nel 1734-35 è Camerlengo del Sacro Collegio, cioè Tesoriere del Collegio Cardinalizio, e dal gennaio 1740 Prefetto della Congregazione dell’Indice, l’Istituto della Chiesa Cattolica Romana per l’esame ed eventuale messa al bando di libri proibiti.
Papa Clemente XII, il 19 settembre 1737, lo nominò visitatore apostolico dell’Ospedale e del Banco di Santo Spirito, che versava in grave crisi finanziaria.
Il suo impegno per il risanamento dei due Istituti fu profondo ed incessante e lo portò allo scontro con gran parte della nobiltà romana e del collegio cardinalizio, che avevano ricevuto dal Banco i crediti maggiori, chiamati ora alla restituzione del debito.
La situazione divenne così tesa che, il 17 luglio 1738, il Porzia rassegnò le sue dimissioni che tuttavia furono respinte dal papa in virtù degli ottimi risultati ottenuti, con il disavanzo dei due Istituti ridotto di 100.000 scudi in soli due anni.
Nel suo ruolo di Amministratore dell’Ospedale di Santo Spirito intervenne con determinazione e rigore anche nella gestione degli esposti, permettendo alle “proiette”, fino a quel momento praticamente recluse nel Conservatorio delle zitelle in attesa di matrimonio, monacazione o di carriera di “mastra”, una libera uscita al mattino in città.
E’ plausibile che queste disposizioni possano aver trovato applicazione anche a Narni e questo giustificherebbe la conservazione del suo ritratto nell’Istituto.
Nel 1740 partecipò al lungo conclave seguito alla morte di papa Clemente XII, nel quale, a sorpresa, in uno scrutinio ottenne trenta voti, uno in meno della maggioranza necessaria per l’elezione a pontefice.
Per scongiurare il rischio di una possibile elezione i suoi numerosi detrattori organizzarono una campagna diffamatoria contro di lui, facendo circolare un foglio satirico che gli provocò un profondo dispiacere oltre al riacutizzarsi del mal di reni di cui il Porzia soffriva cronicamente da decenni.
Questo lo obbligò ad abbandonare il conclave costringendolo a letto fino alla sua morte, avvenuta prima dell’elezione del nuovo pontefice, il 10 giugno 1740.


RITRATTO DEL CARDINALE GIUSEPPE MARIA CASTELLI – 1760 ca

  • Dipinto ad olio su tela HxL cm 76x61

Il dipinto, di autore ignoto, raffigura il cardinale Giuseppe Maria Castelli, identificato dalla scritta IOSEPH MARIA SRE CARD CASTELLIVS MEDIOLANENSIS, copia semplificata in dimensioni ridotte del ritratto ufficiale del cardinale eseguito da Gian Domenico PORTA.


Giuseppe Maria Castelli nacque a Milano il 4 ottobre 1705 da discendenza nobile, quarto figlio di Francesco e Lodovica Messerati.
Frequentò gli studi presso il Collegio San Carlo a Modena e alla Pontificia Accademia dei Nobili Ecclesiastici di Roma nel 1724.
Ottenne diversi incarichi nella Curia romana: referendario del tribunale della Segnatura Apostolica, relatore della Congregazione del Buon Governo e di quella delle Immunità Ecclesiastiche, consultore della Congregazione dell'Indice e del Sant'Uffizio.
Dopo numerosi incarichi svolti con zelo ed impegno costanti, dopo essere stato nominato anche Precettore dell’arcispedale di Santo Spirito in Saxia, fu creato cardinale-presbitero da papa Clemente XIII nel concistoro del 24 settembre 1759.
Il 19 novembre 1759 ottenne il titolo di Sant'Alessio ed, in seguito, ottenne altri importanti incarichi curiali. Fu prefetto della Congregazione di Propaganda Fide dal 26 aprile 1763 fino alla sua morte; camerlengo del collegio dei Cardinali da gennaio 1766 a febbraio 1767; abate commendatario dell'abbazia dei Santi Pietro e Paolo di Viboldone.
Per le sue doti di moderatezza e rigore morale divenne Protettore del collegio apostolico dei sacerdoti a Ponte Sisto, della chiesa ed arciconfraternita dei ss. Ambrogio e Carlo dei milanesi, dell’accademia teologica, nonché delle città di Narni, Piperno e Civita Castellana, e degli ospedali di Perugia, Spoleto, Narni e Viterbo. Come cardinale partecipò a due conclavi: quello del 1769 che portò all'elezione di papa Clemente XIV e quello del 1774-1775 che portò all'elezione di papa Pio VI.
Morì il 9 aprile 1780 a Roma.
I suoi resti riposano nella basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso di Roma.